Dal linguaggio e dalle parole possono partire le più grandi battaglie, che meritano di essere combattute e vinte. Perché le parole ci aiutano a  capire e definire il modo in cui una società guarda, osserva e rispetta le persone.

Per questo motivo l’approvazione nei giorni scorsi di una mia mozione, trasformata in ordine del giorno, sull’adeguamento del linguaggio istituzionale riferita alle persone con disabilità, lo considero un grande risultato con una valenza non solo amministrativa ma soprattutto culturale.

Un atto di civiltà con un percorso iniziato in Italia con la Riforma portata avanti dal Ministro per le disabilità Alessandra Locatelli prendendo spunto  dalla convenzione delle Nazioni unite, che promuove un atteggiamento fondato sul diritto alla partecipazione piena e totale alla vita sociale, delle persone con disabilità.

Partendo proprio da linguaggio e dalle definizioni che vengono utilizzate soprattutto a livello istituzionale , dove si ha a che fare con i cittadini, i quali devono essere consapevoli che chi rappresenta lo Stato, la Regione o un Ente locale, è in grado di adottare una terminologia rispettosa della dignità di ogni persona .

Una riforma attesa non solo dalle persone con disabilità, ma anche dal mondo delle associazioni e dalle famiglie, soprattutto perché l’introduzione di questo cambiamento profondo, mette la persona al centro, che deve essere valutata per ciò che può  esprimere nel pieno delle proprie potenzialità e non con quella che veniva finora indicata come “potenzialità residua”. Quindi un cambio di paradigma importante perché si parla di rispetto della persona e di inclusione, principi che devono essere nel DNA di chi si occupa del rapporto tra cittadini e istituzioni.

Per questo motivo mi ritengo particolarmente soddisfatto del sostegno e dell’approvazione unanime dell’intero Consiglio comunale, di questa  mia iniziativa,  che denota senso di responsabilità comune verso temi importanti, soprattutto quando questi toccano chi appartiene alle categorie più fragili.

Una decisione, quella dell’allineamento del linguaggio istituzionale,  che va accompagnata certamente da politiche a favore delle persone con disabilità, per far si che le nostre città e le nostre comunità, possano davvero essere al passo con i tempi e delle loro trasformazioni.

Chi segue la mia attività politica, sa che da sempre, ho profuso  il mio impegno  alla promozione dei diritti delle persone con disabilità, dell’inclusione e dell’abbattimento di ogni barriera, non soltanto architettonica, fisica ma anche culturale, fondando anni fa un’associazione (Musikiatros),  che aveva come missione, con un lavoro fatto insieme ai bambini proprio l’abbattimento delle barriere mentali,  mentre da consigliere comunale, ho sempre ritenuto che un linguaggio adeguato e rispettoso soprattutto  all’interno delle istituzioni non debba costituire  un dettaglio, ma uno strumento capace di riavvicinare istituzioni e cittadini.

Termini come “handicappato”, “portatore di handicap o disabile, ormai superati,  verranno sostituiti da “persona con disabilità” o “condizione di disabilità” o “con necessità di sostegno elevato o molto elevato”.  Potrebbe sembrare all’apparenza una semplice e formale correzione di tipo linguistico, ma al contrario, così come nelle intenzioni del Ministro Localetti, ritorna al centro la Persona, allontanando stereotipi spesso alimentati proprio dal linguaggio, e promuovendo la cultura del rispetto e della vera inclusione.

L’augurio è che questo esempio possa avere seguito all’interno di  altre amministrazioni, perché l’inclusione rappresenta  una responsabilità che passa certamente dalle leggi, dalle politiche ma anche e soprattutto dalle parole che decidiamo di usare.

Il mio impegno continuerà all’interno della Commissione disabilità, di prossima costituzione, della quale mi onoro di far parte.

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